Acqua in bottiglia o da rubinetto? quale scegliere?

 

L’acqua è, forse, l’elemento più semplice ma contemporaneamente anche il più complesso presente in natura. Specie se l’analizziamo per bere, infatti, da utilizzare dunque così com’è, senza farla bollire e neppure scaldare, abbiamo spesso remore a dissetarci al rubinetto di casa. Ma dobbiamo davvero dubitare, o ancor peggio, non fidarci dell’acqua che non sia confezionata, e magari pure di una marca non famosa, o possiamo bere tranquillamente anche dal lavandino delle nostre cucine?

Partiamo dal presupposto che l’acqua del rubinetto è potabile: sempre testata (per legge sono obbligatori 4 controlli all’anno), e dunque sicura, poiché non esistono diversi gradi di potabilità. O lo è, oppure no. Ciò nonostante, sarebbe importante conoscerne la composizione, e ciò è evidentemente più facile con le bottiglie che non con quella del lavandino.

Caratteristiche e composizione

Ogni acqua ha le sue caratteristiche e la sua composizione, che possono aiutare nella scelta. Per quella di rubinetto ci si può rivolgere alla società fornitrice o direttamente al proprio comune. In ogni caso, le forniture idriche domestiche vengono sottoposte a disinfezione durante il tragitto nelle tubature fino alle nostre case, a garanzia di salubrità. Proprio a causa di questa operazione, però, può essere che ci giunga con un sapore non proprio gradevole, dovuto al cloro utilizzato. Essendo un elemento volatile, per ovviare a questo inconveniente, basta lasciarla un po’ “arieggiare” in una bottiglia prima di consumarla.

Residuo fisso, calcare, ed altri elementi

Etichetta di acqua imbottigliata alla mano, il primo elemento da valutare è il residuo fisso, che indica il contenuto di sali disciolti. L’ideale al consumo per l’uso quotidiano è un valore non superiore ai 500 mg/litro, mentre i nitrati è meglio siano inferiori a 10 mg/litro, perché nell’organismo si trasformano in nitrosammine, che possono avere azione cancerogena. Volendo optare per l’acqua in bottiglia, magari perché ci piace gassata (spesso, infatti, la scelta è data semplicemente dal gusto o dall’abitudine), ricordiamoci comunque che a presenza di sali minerali è fondamentale per il nostro benessere generale. Un discorso diverso va fatto per il calcare, specie se l’acqua del nostro rubinetto ne risulta particolarmente “dura”, con elevate percentuali.

Addolcitori: la soluzione più incisiva

Come sappiamo, il calcare è composto da sali di calcio e magnesio che possono danneggiare le tubature e parti dei nostri elettrodomestici: per ovviare ad inconvenienti pesanti, risulta fondamentale l’addolcitore. Tale dispositivo, un sistema superiore in termini di qualità anticalcare, oltre ad eliminare le sostanze dannose, previene i depositi, con un funzionamento che prevede il passaggio dell’acqua in una colonna contenente delle resine che scambiano gli ioni di calcio e magnesio con quelli di sodio, togliendo durezza all’acqua. Per legge, i vari tipi di addolcitori acqua, o comunque un buon addolcitore, deve disporre di un dosatore di cloro, per la disinfezione costante delle resine.

Depuratori e filtri per una soluzione più domestica

L’addolcitore viene installato da professionisti, tramite una vera e propria opera idraulica, ed anche questo fa comprendere la complessità dello strumento. In casa possiamo comunque salvaguardare la nostra acqua, se non optiamo per quella in bottiglia, anche grazie a dispositivi più semplici come i filtri, inseriti nelle apposite caraffe, che trattengono residui e calcare, o con i depuratori, che vengono collegati ai rubinetti e, utilizzando un processo di osmosi e una speciale membrana, sono in grado di eliminare quasi il 98% delle sostanze dannose all’interno delle tubazioni.

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